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Il Progetto "Il viaggio di Dante nell'Orto Botanico" è stato avviato in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri e portato avanti nell'ambito delle numerose iniziative legate al Dantedì ed è, inoltre, in linea con il Manifesto della rivista SCIRES-IT (SCIentific RESearch and Information Technology) una rivista scientifica internazionale, eco-sostenibile e ad accesso libero, che coniuga i principi della Dichiarazione di Berlino sull’Open Access con gli obiettivi della Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica, per l’accesso aperto alla conoscenza, per la conservazione e uso sostenibile della biodiversità ed il ripristino dell’ambiente naturale.

Prevede anche, per ogni pubblicazione elettronica ad accesso aperto, un intervento di restauro ambientale nelle aree protette, sensibili, di reti ecologiche, con l’introduzione di ecotipi locali di specie autoctone.

Dichiarazione di Berlino

“La nostra missione di disseminazione della conoscenza è incompleta se l’informazione non è resa largamente e prontamente disponibile alla società. Occorre sostenere nuove possibilità di disseminazione della conoscenza, non solo attraverso le modalità tradizionali, ma anche e sempre più attraverso il paradigma dell'accesso aperto via Internet."

Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana

“Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia.”

Il Progetto, promosso da Virginia Valzano (Coordinatore Tecnico-Scientifico del CEIT- Centro Euromediterraneo di Innovazione Tecnologica per i Beni Culturali e Ambientali e la Biomedicina, fondatrice ed Editor-in-Chief della rivista SCIRES-IT), è stato realizzato in collaborazione con Rita Accogli (Responsabile Tecnico-scientifico del Museo Orto Botanico dell'Università del Salento), Gabriella Sartor (Docente e titolare del Corso "Incontri con Dante" presso l'UTE di Udine) e Maurizio Romani (Associato senior CNR-IBE - Istituto per la Bioeconomia), tutti e tre componenti dell’Editorial Team di SCIRES-IT.

Ha collaborato alla realizzazione ed alla diffusione del Progetto Maria Regina Maggiore (Responsabile del SIT "Ecotekne" - Servizio Informativo Telematico c/o il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell'Università del Salento e componente dell’Editorial Team di SCIRES-IT).

 

Gli autori del Progetto ritengono ampiamente condivisa la constatazione che l’inarrestabile sviluppo urbanistico ed industriale degli ultimi due secoli ha comportato la progressiva riduzione delle aree verdi, di numerose specie botaniche ed ha compromesso la sopravvivenza di centinaia di esse.
Risulta innegabile che la vegetazione naturale propria dei paesaggi costieri, pianeggianti, collinari e di media montagna, evolutasi in periodi millenari, ha lasciato il posto a conglomerati urbani ed a coltivazioni intensive, spesso a monocolture.

Le conseguenze negative più evidenti sono state, oltre il restringimento delle aree verdi, l’estinzione di numerose specie, la minaccia crescente della biodiversità e la comparsa di nuove e tenaci fitopatie.

Il mondo vegetale non può continuamente essere offeso e minacciato; il suo ruolo è di primaria importanza in un ecosistema, poiché rappresenta la risorsa energetica essenziale per innumerevoli forme di vita sulla terra: gli alberi secolari, le piante, i cespugli fino alla più umile gramigna sono basilari negli ecosistemi locali e perciò preziosi. Se una specie è minacciata, e quindi, si riduce e scompare, gli equilibri ne risultano alterati e danneggiati, per cui si innescano meccanismi con esiti non sempre prevedibili, difficilmente contenibili e spesso inarrestabili.

Obiettivo del Progetto è quello di suscitare, di mantenere e magari di potenziare l’attenzione alle specie botaniche presenti In Italia e in particolare nel Salento, e quello che il percorso da noi intrapreso possa essere condiviso con persone proiettate verso la valorizzazione della biodiversità naturale, la conservazione della flora autoctona del Salento e la coltivazione di prodotti agricoli locali, auspicando una sensibilità ed una conoscenza sempre più ampia del mondo vegetale, basi imprescindibili per la tutela di esso.

La conoscenza è un bene comune ed è importante favorire la più ampia disseminazione del sapere.

 

Il Progetto “Il viaggio di Dante nell’Orto Botanico” rivela già nel titolo un’interessante particolarità nella ideazione. Infatti, esso si collega alla poetica di Dante, enucleando il solido e spontaneo amore del Sommo Poeta per la natura; tema già affrontato e illustrato dalle autrici Virginia Valzano e Gabriella Sartor, sia in uno dei “Dialoghi al femminile”, accessibile sul sito web del CEIT (http://www.ceit-otranto.it/index.php/progetti/362-dantedi) e nella pubblicazione elettronica, open access, “In viaggio con Dante. ‘Vago già di cercar dentro e dintorni’. Un itinerario virtuale ad accesso aperto.” (eISBN 979-1280503-13-8), disponibile sul sito web dell’Editore CLIOedu (https://www.clioedu.it/in-viaggio-con-dante), sia nella pubblicazione elettronica “Dante ecologo e poeta nel mondo. Illustrazioni "divine" di Gustave Doré.”, anch’essa liberamente accessibile sul sito dello stesso Editore CLIOedu (https://www.clioedu.it/dante-ecologo-poeta).

Nel progetto trovano la loro collocazione gli elementi del mondo vegetale presenti nella Divina Commedia, illustrati per mezzo di schede che contengono le loro caratteristiche, la citazione dei versi ad essi riferiti, la loro presenza nel territorio nazionale e nel Salento, la descrizione botanica, l’habitat, la raccolta, l’utilizzo e, per finire, le loro proprietà ed i benefici.

L’elenco comprende l’alloro, il fico, il frassino, il gelso, il melo, l’olivo, il pino, la quercia, il lino, il mirto, il limone, il papiro, il giunco, la gramigna, la cannuccia da palude, l’ortica, il loglio, l’edera, la rosa, il giglio, la margherita, la viola, fiori rossi e gialli, per citare i principali. Il Progetto si incentra sulle piante, le erbe ed i fiori che Dante inserisce nella Divina Commedia, direttamente oppure attraverso similitudini e metafore.

Come si vede dall’elenco sono oggetto di attenzione non soltanto le piante illustri, ma anche quelle più umili, come il giunco, il loglio, la gramigna e perfino la festuca.

Soffermandosi sull’interesse mostrato da Dante verso gli elementi del Creato (sia come Creatura divina, sia come realtà di potenziale interesse in sé) e sulla conoscenza ampia che di essi rivela, ci sono alcuni critici che pongono l’accento sulla formazione francescana, perché basata sul grande amore per la natura nelle sue molteplici forme.

I riferimenti sono così numerosi da spingere qualche studioso ad adottare una chiave di lettura del Poema che enuclei, negli oltre 14.000 versi, i riferimenti al mondo vegetale.

I versi, in cui le piante, le erbe ed i fiori compaiono, mettono in luce la meraviglia e la sorpresa che Dante prova alla presenza di alcuni vegetali, alla loro forma, alla crescita, allo sbocciare dei fiori, allo spuntare dell’erba, all’oscillare dei rami e delle foglie al vento.

Inoltre, rivelano la sua straordinaria capacità di operare una sintesi tra il frutto della sua osservazione dell’ambiente naturale e la vasta conoscenza delle fonti culturali, incentrate sul mondo della natura.

Dante, infatti, attinge alle sue esperienze, alle opere dei Classici latini, come Virgilio, Orazio, Ovidio (poeti della bella schola incontrati nel Limbo), alla Naturalis Historia di Plinio, all’opera De Vegetalibus di Alberto Magno ed ai libri sulle erbe e sulle piante a lui contemporanee. Da tenere inoltre presente che Dante era iscritto, se pur per aver consentito l’accesso alle cariche politiche, alla Corporazione degli Speziali, dalla quale poteva ricavare notizie ulteriori sul patrimonio vegetale.

Da tenere inoltre presente che l’iscrizione di Dante alla Corporazione dei Medici e degli Speziali, oltre a consentirgli l’accesso alle cariche politiche, gli offriva la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze relative al patrimonio vegetale.

 

Naturalmente, la botanica nel Poeta è fortemente connessa ai significati allegorici: il viaggio nei tre mondi deve, prima di tutto, far riflettere sui propri errori, suscitare la speranza di salvezza, improntando le azioni ai principi evangelici. La natura, poi, è da amare perché frutto della divina creazione, ma il bisogno sentito da Dante di conoscere, di dare un ruolo importante ad ogni elemento della natura e di descriverne i vari aspetti, con mirabili versi, consapevolezza ed interesse, ne rivendica il ruolo di Poeta nel mondo ed allo stesso tempo di Ecologo ante litteram.

 

Le descrizioni di Dante non si fermano solo all’aspetto morfologico degli elementi vegetali, ai colori cangianti dei frutti ma anche al loro profumo che attira tanto l’uomo quanto insetti e animali, evocandone gusto e bontà.

I riferimenti di Dante alle piante costituiscono un’importante testimonianza non solo sulla loro presenza regionale e nazionale ma anche sul loro utilizzo, consumo e modalità colturali. Notizie che si sono stratificate nella cultura del nostro Paese, tramandando per secoli informazioni sulle modalità colturali, sui tempi di maturazione e raccolta dei loro frutti o delle parti da utilizzare nei preparati suggeriti dalla farmacopea popolare. Notizie confermate anche dagli studi di etnobotanica salentina effettuati nell’ambito delle attività scientifiche del Museo Orto Botanico dell’Università del Salento, istituito proprio negli anni (1991-1992) in cui veniva redatta la Convenzione di Rio de Janeiro sulla difesa e conservazione della biodiversità. I problemi ambientali e le nuove istanze della didattica, hanno indirizzato il Museo Orto Botanico ad un’apertura al territorio, che doveva fronteggiare l’esigenza di informazioni, di risposte e di corretti comportamenti. Le esplorazioni, con raccolte floristiche e di materiale propagativo, hanno permesso di stilare la check list della Flora salentina e di moltiplicarne le specie, al fine di una loro conservazione ex situ, in Orto Botanico, per allestire collezioni vive da far visitare al pubblico, per studiarne aspetti ecologici e riproduttivi, per una loro successiva reintroduzione in siti ormai privi di equilibri biologici distrutti dalle attività umane.

Nel Museo Orto Botanico dell’Università del Salento, sono state riprodotte aree di macchia mediterranea, con specie legnose strutturanti (querce, cisti e arbusti vari), che formano l’impalcatura della copertura vegetale e permettono la diffusione di tante specie erbacee che formano un cotico erboso ricco di biodiversità e, soprattutto, di specie note alla cultura etnobotanica locale per il loro valore nutrizionale (piante alimurgiche), farmacologico ed officinale (Cicoria selvatica, Grespino, varie Radicchelle, Cardi…).

In questo ambiente è possibile imbattersi in numerose specie citate da Dante: querce, alloro, pino, mirto, lino, margherite di campo, rose selvatiche, ortica, loglio, edera, …

La biodiversità vegetale di un territorio non può prescindere da quella agraria, perciò, sono state recuperate e conservate nel Museo Orto Botanico specie e loro molteplici varietà locali di uso alimentare in via di estinzione, sopraffatte dal Mercato Globale, dall’abbandono delle campagne e dal cambiamento delle mode alimentari. Anche per la biodiversità agraria sono state affinate tecniche di conservazione ex situ (banche del germoplasma, campi catalogo) ma, soprattutto, sono stati persuasi i contadini alla conservazione on farm ed i cittadini, alla ricerca ed al consumo di prodotti locali, nel recupero del gusto e delle proprietà salutistiche.

La biodiversità vegetale di un territorio comprende anche tutte quelle specie selvatiche che sono state oggetto di domesticazione da parte dell’uomo, quindi dell’agricoltura locale, grazie alla quale oggi possiamo ancora recuperare un elevato numero di varietà colturali (CV) per specie. Così per le numerose varietà di fichi ancora rinvenibili nel Salento, di vitigni, di gelsi, di pere, di agrumi, di melograni, che per secoli hanno rappresentato la dolce frutta disponile a livello locale e che ancora oggi rimarcano la storia, le tradizioni, i saperi e le mode alimentari della nostra popolazione. Accanto ai fruttiferi comunemente noti, ve ne sono molti altri, meno conosciuti, apparentemente non addomesticati e che quindi, conservano il carattere selvatico, ma ugualmente legati alle cure dell’uomo e ad un contesto naturalistico ben conservato. Tali sono, ad esempio, il Carrubo (Ceratonia siliqua L.), il Giuggiolo (Zyzyphus lotus (L.) Lam.), il Nespolo d’inverno (Mespilus germanica L.), il Sorbo (Sorbus domestica L.), i Prugnoli (Prunus sp pl), il Melocotogno (Cydonia oblonga Mill.), l’Azzeruolo (Crataegus azarolus L.), il Melograno (Punica granatum L.) e tanti altri che stanno perdendo il loro carattere di frutti gentili e tornano al loro habitus selvatico perché non più coltivati.

Un piccolo nucleo di ulivi, sottratti all’espianto e trapiantati in Orto Botanico, rappresenta uno tra i più importanti ecosistemi agrari del territorio: l’oliveto. In questo habitat diffondono numerose specie selvatiche ritenute progenitrici delle piante addomesticate dall’agricoltura come Carciofo, Carota, Cicoria, Lattuga, Avena, Orzo, Perazzo, Prugnolo.

Una piccola superficie con terreno agrario viene utilizzata a scopo didattico e sperimentale, qui vengono realizzati campi catalogo delle specie erbacee (e loro varietà) di interesse orticolo.

In questi ultimi anni, le attività di esplorazione, interviste, indagini bibliografiche ed economiche, recupero di germoplasma (materiale di propagazione, soprattutto semi), hanno messo in luce una biodiversità agricola salentina tra le più ricche della Regione Puglia. Circa 400 le varietà erbacee recuperate (Orticole, Leguminose e Cerealicole) e delle quali viene conservato il germoplasma; molte di queste sono a rischio di estinzione o di erosione genetica, altre di nicchia, tipiche di località o comunità molto piccole, che non conoscono nemmeno il mercato locale (Pestanaca Santo Ippazio, Cicoria catalogna bianca, Melanzana bianca, Melone estivo, Pomodoro “pappacogu”, Fava lupinara, Pisello nano, Fagiolo con l’occhio, Cece nero, Lenticchia di Soleto, Orzo locale).

Di tali varietà vengono purificati e conservati i semi, al fine di un loro scambio o impiego per futuri programmi di miglioramento delle varietà commerciali attualmente più adottate.

Importanti per le condizioni ecologiche di un territorio sono i corpi idrici, in quanto mitigano l’aridità, permettono il passaggio e lo stazionamento di uccelli migratori e forniscono all’uomo molteplici specie vegetali da impiegare nel settore dell’artigianato locale. La bonifica delle aree umide (piccole o grandi) ha portato, innanzitutto, all’alterazione del reticolo idrico che garantiva la circolazione dell’acqua sia in falda che in superficie, rendendo alcune aree ancora più siccitose e spopolate. Numerose erano le specie acquatiche utilizzate dall’artigianato locale per la realizzazione di oggetti essenziali alla vita contadina e domestica. Nel Museo Orto Botanico sono stati realizzati due piccoli stagni artificiali, su una superficie di circa 500 m2, che ospitano ben 20 specie acquatiche (idrofite) come Ninfee (Nymphaea sp pl), Papiri (Cyperus sp pl), Tife (Typha angustifolia L., Typha latifolia L.), Cannuccia di palude (Phragmites australis (Cav.) T. ex S.), Giaggiolo acquatico (Iris pseudoacorus L.), il Falasco (Cladium mariscus (L.) Pohl), Giunchi (Juncus sp pl); alcune di esse sono citate da Dante nelle sue Cantiche, a conferma di una loro secolare conoscenza ed utilizzazione.

Un altro importante settore di ricerca scientifica del Museo Orto Botanico è quello del recupero e moltiplicazione delle specie a rischio di estinzione con particolare riguardo a quelle annoverate nella Lista Rossa Regionale e Nazionale, endemiche del Salento e di interesse fitogeografico. Di pari interesse sono anche le specie officinali, aromatiche, di impiego farmaceutico ed etnobotanico, che tanta importanza hanno avuto nell’alimentazione locale e che si sono tramandate nei secoli.

Anche le piante ornamentali hanno un loro settore di riguardo: una roccera a balze sopraelevate che ospita diverse specie di succulente, con la loro strana morfologia e bellezza, attira i visitatori, più di ogni altra collezione, probabilmente, perché già le coltivano nei propri giardini e ne conoscono in parte i nomi. Attorno alla roccera, piante ornamentali arboree ed erbacee, tra le quali alcune appartenenti al genere Iris, noto come Giglio di Firenze, la Rosa, la Viola, la Margherita ed altre specie che Dante menziona nelle sue Cantiche.

 

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