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Il Melo (Malus sp. pl. Mill.)

fiori di melo selvatico
Mele

Nome Comune: Melo

Nome Scientifico: Malus Mill.

Nome Inglese: apple tree

Famiglia: Rosaceae

Etimologia del nome: Il termine Malus proviene da “malus” che è il nome latino del melo, citato da Varrone e altri autori. L'epiteto specifico sylvestris viene da “sylva” selva, bosco.

Note: Esistono numerose varietà di piante, tra cui il Melo selvatico (Malus sylvestris Miller), il Melo domestico (Malus domestica Borkh.) diffuso e coltivato in tutto il mondo; il Melo di San Giovanni (Malus Communis). L'esistenza del melo selvatico è testimoniata già nel periodo del Neolitico. In insediamenti preistorici sono infatti stati identificati resti carbonizzati di mele selvatiche.
Miti antichissimi fanno menzione del melo e dei suoi frutti, basti pensare alla mela come “frutto proibito” nel giardino dell’Eden, alla mela che Paride offrì alla dea Venere, scatenando la guerra di Troia, alle mele d’oro che Ercole fu costretto a sottrarre alle Esperidi, alla mela avvelenata di Biancaneve. Ancora oggi la mela ha un forte simbolismo: se si dice “La grande mela” (The Big Apple), è scontato che si stia parlando di New York, la città mito della vita moderna e capitale di successo della musica jazz nel mondo.
La mela è sempre associata alla salute, infatti tutti conoscono il detto popolare “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Questo famoso detto ha un fondamento di verità, infatti, diversi studi dimostrano che può essere considerata a pieno titolo un farmaco naturale.

Il Melo nella Divina Commedia

Purgatorio, Canto XXXII, versi 73-78 e 82

Quali a veder de’ fioretti del melo
che del suo pome li angeli fa ghiotti
e perpetue nozze fa nel cielo,

Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
e vinti, ritornaro a la parola
da la qual furon maggior sonni rotti,

…………………………

tal torna’ io

Parafrasi: Come gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, nel vedere i delicati fiori del melo, dei cui frutti gli angeli sono golosi e dei quali si cibano come in un perpetuo banchetto nuziale, condotti (da Cristo sul monte Tabor ad assistere alla sua trasfigurazione) e rimasti sopraffatti da quella visione, ritornarono in sé, alle parole del Maestro ("Surgite et nolite timere"), da cui furono interrotti sonni ben più pesanti (come quelli della morte),... così io tornai in me.

Il Melo nel Salento

In Puglia il patrimonio varietale si presenta molto vario e ricco. Vi troviamo il Melo domestico (Malus domestica Borkh.), il Melo selvatico (Malus sylvestris Miller) e il Melo di San Giovanni (Malus Communis) che è presente anche nell’Orto Botanico dell’Università del Salento. La mela più diffusa è la Fuji, ma molto apprezzate sono anche la Golden Delicious, la Gala, la Red Delicious e la Granny, mela verde aspra e rinfrescante preferita soprattutto dai giovani.
Nel Salento sono state recuperate diverse varietà di mele tra cui: la “Mela rossa settembrina”, croccante e dolcissima, che è una varietà adattata in Salento con produzione abbondante e maturazione nel mese di settembre; la “Mela ruggine” che è un'antica varietà pugliese molto resistente ai patogeni, dolcissima, e si conserva a lungo per tutta la primavera; la “Mela adattata in Salento” molto dolce e croccante, che matura nel mese di settembre. (Vedi: http://www.puntoverdevivai.it/collezioni-fruttifere/melo.html).
Il nome dialettale salentino della mela é “mìla”.

Descrizione Botanica

Portamento: Pianta da frutto a foglie caduche, che può raggiungere altezze sino a 15 m. Ha con una chioma densa ed espansa ed un apparato radicale superficiale.

Foglie: Le foglie sono alterne e semplici, a lamina ovale, leggermente seghettate, con apice acuto e base arrotondata.

Fiori: I fiori del melo sono di colore bianco soffuso di rosa roseo, hanno 5 petali e sono riuniti in infiorescenze a corimbo. La pianta germoglia e fiorisce in primavera.

Frutti: Il frutto, chiamato comunemente mela o pomo, è globoso, dapprima di colore verde e, a maturazione avvenuta, può diventare giallo o rosso, con tonalità intermedie, in base alla varietà. Alcune di esse comunque restano verdi benché siano mature. Il vero frutto in realtà è il torsolo, caratterizzato da una consistenza più dura rispetto alla polpa. Il pericarpo contiene 5 carpelli disposti a stella, ognuno dei quali contiene 1-3 semi. I tempi di maturazione, le dimensioni, il profumo e il sapore, solitamente dolce, delle mele, variano a seconda delle diverse varietà.
I frutti del melo selvatico sono simili a quelli del melo domestico, ma di diametro inferiore e dal sapore asprigno. Entrambi maturano tra luglio e ottobre.

Habitat

Il melo è una pianta che può essere coltivata un po’ ovunque, in ambienti temperati o freddi. Predilige un terreno ricco di humus e un clima fresco. Teme sia la siccità che i ristagni d’acqua, proprio per questo motivo cresce molto bene ad altitudini di 600-1000 metri s.l.m.
Il melo selvatico è presente in tutta Italia e nelle isole; non forma popolamenti puri, ma vive isolato su terreni di diversa natura, lungo pendi assolati, ai margini dei boschi e nelle radure. Per questa sua frugalità, il melo selvatico viene utilizzato come portainnesto su terreni difficili. Non ha un elevato interesse selvicolturale a causa della sua lenta crescita e delle esigue dimensioni; il suo legno è meno pregiato di quello del perastro, infatti non si presta bene alle lavorazioni artigianali.
Secondo alcuni autori il melo selvatico è indigeno anche per l’Italia o sarebbe stato introdotto da così lungo tempo da ritenersi ormai naturalizzato. Secondo altri autori, i meli coltivati avrebbero avuto origine da incroci tra il melo selvatico e le specie provenienti dall’Oriente.
Lunghissimi processi di domesticazione del melo selvatico hanno permesso di ottenere molteplici varietà coltivate; probabilmente, la sua coltivazione avveniva già in diversi luoghi dell’Europa meridionale sin dalla preistoria. Le prime notizie di una sua certa coltivazione risalgono al XIII secolo a.C., durante il quale era certamente coltivato in Egitto e in Asia Minore. Tra il VI e V secolo a.C., anche i Greci ed i Romani lo coltivano diffusamente. Plinio ne descriveva 30 varietà, raccontando come gli Etruschi fossero abili negli innesti.

Raccolta

La raccolta delle mele cambia a seconda della varietà coltivata. Le diverse varietà di mele si distinguono in: estive, autunnali e vernine in relazione al periodo di maturazione. Inserendo nella coltivazione diversi tipi di mela si può continuare la raccolta da luglio a novembre.
I frutti del Melo selvatico maturano e si raccolgono generalmente nel periodo che va da agosto a ottobre. L'epoca di maturazione varia in base a fattori geografici, climatici e varietali.

Utilizzo

Le mele, per il sapore e le loro proprietà benefiche, possono essere utilizzate in vari modi: non solo come frutta, ma anche in cucina sotto forma di: torte di mele, strudel, mele cotte, mele caramellate, succo di mela, confetture, ecc. La mela fresca consumata con la buccia è ottima per combattere i chili di troppo, grazie al suo alto contenuto di pectina (fibra solubile che tiene sotto controllo i livelli di colesterolo, favorisce il benessere dell’intestino e dona un senso di sazietà aiutando a mangiare meno).
Il succo fresco della mela, passato sulla pelle, ha un’azione rassodante; se si aggiunge il succo di limone, avrà un’azione rassodante e schiarente. Per pelli secche si può preparare una maschera con mele grattugiate, yogurt e miele.
Il melo selvatico viene utilizzato come portainnesto per la coltivazione di varietà di Malus domestica.
Il legno del melo è impiegato nella realizzazione di mobili di tipo comune, lavori di tornitura e di ebanisteria, strumenti musicali, utensili da lavoro e contenitori dove affinare la grappa.

Proprietà e benefici

La mela è un vero e proprio farmaco naturale ed un valido alleato nella prevenzione di numerose patologie. Non contiene grassi né proteine, in compenso è ricchissima di Sali minerali tra cui potassio, zolfo, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro, oltre a tracce di rame, iodio, zinco manganese, e silicio. La mela è ricca anche di vitamine: C, PP, B1; B2, A. È il frutto più indicato per i diabetici perché contiene pochissimi zuccheri, tra i quali predomina il fruttosio, che viene metabolizzato senza il ricorso all’insulina, ed una percentuale di fibre, tra cui la pectina. Sono presenti acido citrico e acido malico, che contribuiscono al benessere dell’organismo, favorendo la digestione e mantenendo inalterata l’acidità dell’apparato digerente. La presenza di vitamina C la rende utili contro le affezioni delle vie respiratorie, a prevenire malattie cardiovascolari; durante la sua fermentazione produce acido butirrico, sostanza base di alcuni farmaci sperimentali per la cura del cancro. Sia nella polpa che nella buccia sono inoltre presenti eteri, tannini, alcoli, aldeidi e un elevato numero di terpeni che rende infinitamente vario il profumo e il sapore delle mele. Grazie alla forte presenza di antiossidanti, il consumo regolare di mele ci aiuta a combattere i radicali liberi, dannosi per l’organismo e per l’invecchiamento cellulare. Combatte il colesterolo cattivo (LDL) e aiuta quello buono (HDL). Inoltre, la mela mangiata cotta è un ottimo rimedio contro la stipsi, cruda invece ha un’azione astringente e digestiva e a fine pasto pulisce i denti e massaggia le gengive, grazie alle fibre e al contenuto di acido ossalico.

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