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L'Olivo (Olea europea var. europea (= var. sativa Hoffmgg. et Link).)

olivo secolare
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Nome Comune: Olivo (o ulivo)

Nome Scientifico: Olea europea L. var. europea (= var. sativa Hoffmgg. et Link).

Nome Inglese: Olive tree

Famiglia: Oleaceae

Etimologia del nome: Il nome "olivo" deriva dal latino olīvum e a sua volta dal greco arcaico ἔλαιϝον élaiwon e dal greco classico ἔλαιον élaion. Il nome "ulivo", come anche "uliva", è più frequente in Toscana, ma è diffuso anche in altre parti d'Italia, in contesti poetico-letterari.

Note: L’Olivo è un albero secolare che fin dall’antichità trova spazio nell’uso popolare e religioso. Nella Bibbia è simbolo di pace, fecondità, benessere, benedizione. Alla fine del racconto del diluvio universale, una colomba ne porta a Noè un ramoscello, a significare che le acque si erano ritirate.

L'Olivo nella Divina Commedia

Purgatorio, Canto II, versi 70-75

E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle,
e di calcar nessun si mostra schivo,

così al viso mio s’affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi obliando d’ire a farsi belle.

Parafrasi: E come la gente si affolla intorno al messaggero che porta notizie di pace, e nessuno si mostra schivo di accalcarsi, così quelle anime fortunate si assieparono tutte quante intorno al mio viso, quasi dimenticando di andare a purificarsi.

Purgatorio, Canto XXX, versi 28-33

così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,

sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.

Parafrasi: allo stesso modo, dentro la nuvola di fiori che saliva dalle mani degli angeli e ricadeva in basso dentro il carro e di fuori, mi apparve una donna che indossava un velo bianco ed era incoronata di ulivo, sotto un verde mantello e vestita di colore rosso fiammante.

Paradiso, Canto XXI, versi 113-117

……………………….. «Quivi
al servigio di Dio mi fe’ sì fermo,

che pur con cibi di liquor d’ulivi
lievemente passava caldi e geli,
contento ne’ pensier contemplativi.

Parafrasi: (san Pier Damiani) Qui mi dedicai al servizio di Dio con tale dedizione, che trascorrevo facilmente estati e inverni mangiando cibi di magro, accontentandomi della contemplazione dei misteri divini.

L’Olivo nel Salento

L’olivo viene considerato l’emblema del Mediterraneo. Il De Candolle riteneva che fosse, insieme con il leccio, l’espressione del clima mediterraneo. Il suo progenitore, l’olivastro, è un importante elemento della macchia mediterranea. La coltura dell’olivo venne introdotta in Italia, precisamente in Sicilia, nell’epoca della Magna Grecia; in Puglia e nel Salento, l’olivo non ebbe, in un primo momento, molta incidenza; infatti l’economia messapica rimase fondata soprattutto sulla cerealicoltura e sulle attività silvo-pastorali.
Secondo la mitologia, sarebbe stato Idomeneo, principe di Creta in esilio, che approdato sulle coste di Otranto, vi stazionò introducendo in seguito anche la coltura dell’olivo. In poco tempo, l’olio salentino divenne oggetto di esportazioni tra Cartagine e l’Oriente. Durante la dominazione romana e nel periodo di sua decadenza, la coltivazione dell’olivo conservò tutta la sua importanza, inattaccabile anche dalle invasioni barbariche, con una leggera oscillazione solo nel periodo bizantino, ma per recuperare tutto il suo prestigio già nel tardo medioevo. Nel X secolo, al Salento veniva riconosciuta una olivicoltura di alto livello ed un fiorente mercato di “oli pregiati della Terra d’Otranto” fra i popoli del Bacino Mediterraneo. Il succedersi delle dominazioni Angioina ed Aragonese non intaccò la notorietà dell’olivicoltura salentina che decadde durante la dominazione spagnola (1501-1707) ed austriaca (1707-1732), per riemergere durante il regno di Carlo III di Borbone, re di Napoli e di Sicilia (1735-1759). Notevoli erano i flussi commerciali verso mercati nazionali ed esteri. Viene riportato che i mercati di Nardò e di Gallipoli, nel XVIII secolo, determinavano il prezzo nazionale dell’olio di oliva e che alla fine del secolo XIX, la provincia di Lecce forniva una produzione di circa 160.000 quintali. Cosimo De Giorgi, nella sua opera “Descrizione fisica, geologica e idrografica della provincia di Lecce”, riferiva l’ormai quasi completa sostituzione della copertura vegetale a macchia mediterranea con quella copertura vegetale che definiva macchia olearia, quest’ultima, però, monospecifica. A tutt’oggi, i dati ISTAT della Provincia di Lecce, in riferimento alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) per ciascun comune, riportano superfici occupate da colture permanenti (oliveti e vigneti) per un totale dell’80-95% del territorio comunale, tra i più elevati delle province italiane.
La Puglia è la regione degli ulivi, la maggior parte di essi si trova nelle campagne di terra rossa del Salento. Nella provincia di Lecce, possiamo ammirare molti esemplari di ulivi secolari, ultracentenari dalle forme bizzarre e particolarmente scenografiche, che producono ancora oggi dell’ottimo olio. Il più antico ulivo secolare si trova a Borgagne: è chiamato affettuosamente “lu Matusalemme”, si stima che abbia più di 3000 anni per cui vanta il titolo dell'ulivo più anziano d'Italia. Nella campagna di Vernole troviamo “la Regina”, ulivo millenario con ben 1400 primavere, che nel 2012 è stato dedicato a Michelle Obama, come riconoscimento per aver divulgato negli USA la dieta mediterranea. Nelle campagne di Strudà, troviamo altri esemplari monumentali dai: “il Serpente”,”la Testa” e “la Cascata”; a Casarano troviamo “lu Re”, a Trepuzzi l’ulivo chiamato “la Lumaca” e ad Alliste il famoso “Gigante” con i suoi 1500 anni d’età. I nomi simpatici sottolineano le forme bizzarre e particolari di queste maestose bellezze della natura. Il Salento, nei secoli, ha ospitato circa 50 milioni di piante d’ulivo, da cui l’uomo ha tratto beneficio economico per molto tempo. Oggi, purtroppo, si registra un triste calo della produzione d’olio a causa del il batterio Xylella fastidiosa che ha attaccato milioni di ulivi.

Descrizione Botanica

Portamento: L’ulivo è una pianta vigorosa, sempreverde, ad attività vegetativa quasi continua. Il fusto, dapprima dritto e con corteccia di colore grigio chiaro, dopo il 5° anno si presenta contorto e con gibbosità pronunciate, percorso da vistose costolature. In condizioni climatiche favorevoli può diventare millenario e arrivare ad altezze di 15-20 metri.

Foglie: Le foglie sono disposte in verticilli, sono semplici, coriacee, con margine fogliare intero e leggermente ripiegato verso il basso; la pagina superiore è verde lucente, rivestita da una cuticola che impedisce una eccessiva traspirazione, mentre quella inferiore è verde grigio per la presenza di una fitta peluria.

Fiori: Il fiore è piccolo, con calice formato da 4 sepali e corolla da 4 petali bianchicci saldati alla base; l’ovario è biloculare, con 2 ovuli in ogni loculo. I fiori, in numero di 10-15, sono raggruppati in infiorescenze a grappolo, dette “mignole” che si formano sulla porzione di ramo di due anni.

Frutti: Il frutto è una drupa ovoidale di colore violaceo o nero. La polpa (mesocarpo) è carnosa, ricca di olio, immagazzinato all’interno di vacuoli cellulari.

Habitat

La coltura dell’olivo ha origini assai remote. Fu importata in Europa dai Fenici, ma il suo centro di origine pare sia stato l’area compresa tra l’Asia Minore e la Siria. Fonti bibliografiche riportano la presenza di impronte fossili di foglie di olivo nel Mongardino (Bologna), risalenti al Pliocene ed ancora, nelle marne argillose mioceniche di Gabro (Livorno). Noccioli rinvenuti negli scavi archeologici attestano la presenza dell’olivo, anche nell’Italia settentrionale, durante l’età del Bronzo. La coltura dell’olivo potrebbe avere avuto origine in maniera indipendente e parallela in diverse regioni dell’area mediterranea, in molte delle quali continua a permanere la pianta come ornamento o l’uso dell’olio come alimento.
Pianta frugale e resistente, l’olivo predilige i terreni calcarei ben soleggiati. Nelle condizioni climatiche più favorevoli, può raggiungere età plurisecolare, assumendo dimensioni imponenti che fanno dell’esemplare un vero e proprio patriarca. Grazie alla sua elevata capacità di radicare e di assorbire, rigenera fusto e chioma in tempi brevi, qualora questi vengano distrutti da eventi meccanici. Caratteristica è la formazione di iperplasie, volgarmente chiamate “ovoli” o “mammelloni”, nella zona del colletto al di sotto della superficie del terreno. Queste formazioni neoplastiche sono ricche di gemme e di iniziali radicali che costituiscono un utile mezzo di propagazione agamica; da qui emergono nuovi e vigorosi polloni, detti comunemente succhioni, che devono essere asportati almeno due volte all’anno.

Raccolta

Le foglie si possono raccogliere in qualsiasi momento dell’anno. Ottobre-dicembre è il periodo della raccolta delle olive, a cui segue la spremitura e la produzione dell’olio.
Grazie alle innovazioni nel settore colturale, la raccolta delle olive e la spremitura vengono oggi realizzate con strumentazione che rispetta l’integrità dei frutti, garantendo la bontà dell’olio. Sino a qualche decennio fa i contadini erano soliti lasciar cadere le olive o abbacchiarle quando raggiungevano la massima maturità, a scapito di un prodotto non sempre di categoria eccellente.

Utilizzo

Dell’olio di olivo viene utilizzato tutto: frutto, foglie o gemme e fusto. Le olive e l’olio da esse ricavato sono alimenti tipici della dieta mediterranea, molto utilizzati per condire e per realizzare primi e secondi piatti. In cosmesi viene utilizzato l’olio d’oliva ottenuto dai frutti maturi, particolarmente idratante e nutriente su pelle e capelli. Le foglie dell’olivo vengono utilizzate per infusi e tisane. Il legno d’olivo, duro e a grana fine, di colore da giallastro a brunastro, ed è molto ricercato, perché perfettamente lavorabile e lucidabile. Nell’artigianato locale, i polloni dell’olivo costituivano la materia prima per intrecciare canestri e stuoie, utili alle stesse attività agricole o per la vita domestica. Secondo le credenze, quelli asportati nel mese di agosto, in prossimità della festa di San Lorenzo, erano più idonei alla lavorazione, perché più flessibili.

Proprietà e benefici

Le olive e l’olio sono ricchi di vitamina E, vitamina K, polifenoli, grassi insaturi e sali minerali. Particolarmente benefico è l’olio extravergine di oliva utilizzato a crudo sugli alimenti per la dieta quotidiana. L’olio di oliva è fondamentale nell’alimentazione, e viene chiamato “oro verde”. Costituisce un alimento prezioso sia per la componente vitaminica ad attività antiossidante, sia per gli acidi grassi insaturi che contiene. Ha proprietà ipoglicemizzanti, antiossidanti, antiaritmiche, ipotensive e spasmolitiche a livello della muscolatura liscia intestinale. È quindi una panacea naturale. Le foglie fresche della pianta hanno dimostrato di agire sulla riduzione di colesterolo, le foglie secche in decotto sono utilizzate contro gotta e reumatismi. Nella medicina omeopatica e naturale l’olivo, sotto forma di granuli, gocce, tintura madre e macerato glicerico è il rimedio contro febbre e pressione arteriosa elevata.
Recenti studi di chimica biologica hanno confermato le numerose proprietà che la farmacopea popolare ha tramandato per secoli. Infusi di foglie di olivo hanno effetti terapeutici favorevoli nel trattamento dell’ipertensione e per l’abbassamento dei livelli elevati di colesterolo e glicemia, grazie anche al potere diuretico e vasodilatatore. Le foglie essiccate dell’olivo sono impiegate per la preparazione di decotti contro gotta e reumatismi. Oltre ad essere un ottimo alimento dall’elevato potere energetico, per il suo potere emolliente l’olio di oliva viene impiegato nel trattamento delle affezioni cutanee, arrossamenti e dermatiti squamose, negli stiramenti muscolari, nei dolori articolari, nel trattamento di capelli sfibrati e fragili, nei casi di irritazioni intestinali.

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