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Il Carrubo (Ceratonia siliqua L.)

Carrube verdi
Carrube mature

Nome Comune: Carrubo

Nome Scientifico: Ceratonia siliqua L.

Nome Inglese: Carob tree

Famiglia: Leguminosae

Etimologia del nome: Il nome comune viene dal sostantivo arabo “kharrūb”. Il nome scientifico (Ceratonia siliqua) deriva da greco Keras, che significa corno e dal latino siliqua con riferimento al tipo e forma del frutto che, come per tutte le specie della stessa famiglia, è rappresentato da un legume.

Note: Dal nome greco della carruba, keràtion, deriva la parola carato, ossia l’unità di misura per il peso dei materiali preziosi. Questo per la caratteristica uniformità del seme di carruba, che pesa esattamente 1/5 di grammo e che, per questo, nell’antichità veniva usato per pesare oggetti preziosi.

Il Carrubo nella Divina Commedia

Purgatorio, Canto XXII, versi 151-154

Mele e locuste furon le vivande
che nodriro il Batista nel diserto;
per ch’elli è glorioso e tanto grande
quanto per lo Vangelio v’è aperto».

Parafrasi: Miele e locuste furono il cibo che nutrì Giovanni Battista nel deserto; perciò egli è glorioso e tanto grande quanto vi è svelato nel Vangelo».

Note: Il Carrubo non compare esplicitamente nella Divina Commedia, ma troviamo un richiamo ad esso nei versi sopracitati. Infatti, con il termine locusta venivano indicati anche i frutti del Carrubo dei quali, secondo alcuni, si sarebbe nutrito Giovanni Battista.

Il Carrubo nel Salento

Il Carrubo è abbastanza diffuso nel Salento ed ha una tradizione culturale molto antica; il tipo spontaneo prevale nelle vicinanze delle coste. I carrubi si trovano spesso nelle vicinanze di antiche masserie, in luoghi pietrosi e aridi, sui declivi rocciosi della zona di Santa Maria di Leuca, insieme al fico d’India, e in esemplari isolati, lussureggianti e di dimensioni monumentali.

Sia la pianta, sia il frutto vengono chiamati in dialetto salentino “còrnula” (dal latino “cornulum”). Nella tradizione popolare, soprattutto a Manduria, ad una persona eccessivamente magra si diceva “è mazza comu na còrnula”. Per il sapore zuccherino e il colore bruno come il cioccolato, le carrube venivano dette anche “cioccolato dei poveri”. In passato la loro produzione è stata utilizzata molto per l’alimentazione umana, meno per quella del bestiame. I semi torrefatti venivano utilizzati come surrogato del caffè. I frutti, per il loro alto contenuto di zuccheri si sono prestati utilmente per la produzione di alcool; nelle distillerie la lavorazione delle carrube si alternava a quella dei fichi secchi. In tempi pù recenti, le carrube hanno trovato largo impiego nelle produzione dei mangimi. La farina di carrube viene utilizzata nella preparazione di dolci.

Descrizione Botanica

Portamento: Il Carrubo è un albero sempreverde dall’aspetto maestoso, con rami espansi, robusti, rigidi, nodosi e tortuosi, che arriva anche all‘altezza di 10-15 metri e vive fino a 500 anni.

Foglie: Le foglie sono coriacee e lucide, paripennate, a 2-5 paia di segmenti

Fiori: I fiori, poco appariscenti senza petali, attaccati direttamente al tronco e ai rami, rossastri, sono riuniti in piccoli racemi quasi sessili, ascellari. A seconda della struttura dei fiori si possono distinguere piante maschili, femminili ed ermafrodite. I fiori sono disposti in racemi lineari, privi di elementi vessillari e di colore verdastro, con 5 stami; è una specie dioica, cioè con piante a sessi separati, tuttavia, esistono in natura piante con infiorescenze dei due tipi o con fiori ermafroditi. Quelle che hanno avuto maggiore importanza per la produzione dei frutti sono naturalmente le piante femminili, mentre gli individui maschili o ermafroditi fungono solo da impollinatori.

Frutti: Il frutto, chiamato carruba, è un legume a forma di piccola falce, di dimensioni 2x10-15 cm, appiattito e color cioccolata a maturità. All’interno del baccello, immersi nella polpa, si trovano 10-16 semi di forma discoidale, di colore ocre-bruno e lucidi; la polpa è densa, farinacea, dolcissima.

Habitat

Allo stato spontaneo il Carrubo si ritrova nelle macchie e garighe estremamente aride, soprattutto sulle coste in tutta la parte meridionale del Mediterraneo, in una fascia altitudinale che va da 0 a 400 metri s.l.m. Nei secoli, numerose sono le attività di coltivazione in tutti i Paesi e in tutti i contesti. Il carrubo è una pianta molto rustica, adattabile a condizioni climatiche e podologiche anche estreme. Con il suo possente apparato radicale si insedia nei banchi di roccia affiorante, disgregando e partecipando alla formazione di terreno agrario; è utile anche nel consolidamento di scarpate e substrati frananti. La propagazione del carrubo si ottiene, con ottimi risultati, per via sessuata, cioè da seme; tuttavia, le piante così ottenute non riproducono fedelmente i caratteri della pianta madre, perciò vengono innestate con gemme della varietà che si vuole moltiplicare.

Raccolta

La corteccia si raccoglie in febbraio-marzo, si taglia in piccoli pezzi e si fa essiccare al sole prima di conservarla. Le foglie si raccolgono in aprile-maggio e si essiccano all’ombra. I frutti si raccolgono tra agosto e settembre e si essiccano all’ombra.

Utilizzo

Pianta dalle pregevoli proprietà, viene ancora oggi coltivata sia a scopi alimentari (la farina di carrube è impiegata nell’industria dei dolciumi), che per le proprietà medicamentose.

Nella Sacra Scrittura il Carrubo è indicato come la pianta sempre presente, anche nel deserto, per fornire nutrimento sia agli uomini che al bestiame. Le carrube erano denominate cioccolato dei poveri; abbrustolite, costituivano il dessert dei periodi di crisi.

In Italia, esiste un numero elevato di varietà, tra le quali, le più importanti sono: “Saccarata”, con frutti ad elevato contenuto di zuccheri; “Latinissima”, molto diffusa e di alta resa, con baccello più coriaceo e fibroso; “Falcata”, molto diffusa ma di minore produttività.
La regione italiana a più elevata produzione è la Sicilia.

Proprietà e benefici

 Tra i principi attivi che si ritrovano nei frutti, nei semi, nelle foglie e nella corteccia, importanti sono le pectine ed i tannini. Numerose sono le modalità di preparazione dei decotti curativi. Essi vengono impiegati nei casi di infezioni intestinali, gastroenteriti e coliti, per attenuare le infiammazioni dell’apparato respiratorio e per disintossicare il fegato. Con la farina di carrube, si preparano maschere facciali idratanti ed emollienti.

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