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Il Lino (Linum usitatissimum L.)

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Nome Comune: Lino coltivato, lino comune

Nome Scientifico: Linum usitatissimum L.

Nome Inglese: Flax

Famiglia: Linaceae

Etimologia: il nome del Genere deriva dal greco “linon” che in latino venne trasformato in "linum”; l’aggettivo usitatissimum è superlativo di “usitatus” (= comune), perciò inteso come “molto comune”.

Note: Tipica coltura del Bacino Mediterraneo, dell’Asia e dell’Europa, il Lino è una specie poco comune allo stato spontaneo.

Il Lino nella Divina Commedia

Purgatorio, Canto XXV, versi 79-81

Quando Làchesis non ha più del lino,
solvesi da la carne, e in virtute
ne porta seco e l’umano e ‘l divino

Parafrasi: Quando Lachesi non ha più filo da tessere (alla fine della vita), l'anima si separa dal corpo e porta con sé le facoltà umane (vegetativa e sensibile) e divina (intellettiva):

Il Lino nel Salento

Nel Salento, il Lino ha una forte tradizione colturale. Ancora oggi qualche persona anziana ricorda e riferisce esattamente tutte le fasi di produzione (coltivazione, raccolta, essiccazione, battitura, macerazione, sfibratura, filatura e tessitura), raccontando le difficoltà e poi la gioia nel ricavare quel tessuto così gentile e prezioso che non tutti si potevano permettere. Infatti, le stoffe di lino venivano destinate alla confezione di tovaglie e paramenti sacri per la chiesa, al corredo e alla biancheria intima delle fanciulle benestanti (segno di ricchezza), o per confezionare abiti da cerimonia.
La coltivazione del lino è stata realizzata in quasi tutte le aree acquitrinose del Salento, in quanto luoghi ideali per la macerazione e la sfibratura; se ne hanno testimonianze per: Laghi Alimini di Otranto; Le Cesine e San Cataldo; i Paduli compresi tra Ruffano, Scorrano, Botrugno e Miggiano; i Bacini di Ugento; lungo il fiume Boraco di Manduria. In molti Atti catastali della provincia di Lecce, si trovano contratti di affitto tra coltivatori e feudatari proprietari di aree acquitrinose adatte alla macerazione e sfibratura del lino, propriamente indicate con il nome di “curaturi”.
Nel linguaggio popolare, “suffrire le pene te lu linu” (= soffrire le pene del lino) significava sopportar gravi afflizioni, come i fusti della pianta quando sono sottoposti a battitura e sfibratura. Secondo la testimonianza di Giuseppe Costa, agli inizi del 1800, il lino prodotto in Terra d’Otranto non veniva acquistato dai signori benestanti locali, i quali preferivano quello proveniente da “fuori Regno” (cioè il Regno di Napoli), perché ritenuto grezzo; infatti, i coltivatori salentini non selezionavano bene la semente e maceravano i fusti in acque non sempre adatte, magari anche salmastre, che indurivano la fibra. Così la coltivazione del Lino venne destinata alla produzione di corde meno grezze. A Ceglie Messapica, con i fusti di Lino si facevano piccoli scopini usati da scultori e intagliatori. Le sottili fibre di lino venivano impiegate per la realizzazione di setacci per la farina e per il caglio.

Descrizione Botanica

Portamento: Il Lino è una pianta erbacea annuale molto esile, che raggiunge altezze massime di 10 dm; i fusti sono semplici, poco ramificati e molto tenaci

Foglie: Le foglie sono lineari-lanceolate, molto piccole e raggiungono dimensioni di 3-4 x 20-30 mm; presentano 3 nervi ben evidenti, sono di colore verde brillante sia sulla pagina superiore che in quella inferiore.

Fiori: I fiori sono riuniti in cime, formati da 5 sepali verdi e con margini cigliati e 5 petali arrotondati di color azzurro, lunghi il triplo dei sepali. Fiorisce da maggio a giugno.

Frutti: Il frutto è una capsula di 6-9 mm, suddivisa in setti; i semi (uno per ogni setto) hanno forma a goccia, sono appiattiti, lucidi e di color beige scuro.

Habitat

Il Lino è una specie coltivata ma si può trovare inselvatichita lungo i margini dei campi o nei prati, a pascolo, in una zona altitudinale molto ampia, che va da 0 a 2000 m sul livello del mare. Vive bene nei Paesi a clima mite, ma nei Paesi più freddi si ottiene una fibra di qualità migliore.

Raccolta

I fusti vengono raccolti quando la pianta è a completa maturazione e ingiallisce, tra fine giugno e luglio, però prima della disseminazione, in modo da recuperare i semi che servono per la semina dell’anno successivo.

Utilizzo

Noto per la preziosissima fibra tessile che produce e per le proprietà dei suoi semi, il Lino viene coltivato da almeno 5000 anni. I suoi fusti vengono raccolti dopo la fioritura, lasciati in acqua a macerare per qualche giorno per allontanare qualsiasi residuo organico e poi sottoposti a forte battitura, che provocava la sfibratura, cioè la divisione del fusto in tanti fili sottili che venivano poi cardati, filati e destinati alla tessitura. Già nel XX secolo, il Lino era stato ampiamente sostituito da altre fibre vegetali (cotone e canapa) ma soprattutto, da quelle sintetiche. I reperti più antichi sulla coltivazione del Lino sono stati rinvenuti in Mesopotamia, in Egitto e presso i resti di palafitte rinvenute in Svizzera risalenti al Neolitico. Probabilmente, la coltivazione del Lino potrebbe essere stata avviata contemporaneamente da più popoli tra loro molto distanti e diversi, partendo da parenti selvatici presenti in loco.

Con le fibre, opportunamente lavorate, si ottengono tessuti di qualità differente, dalla “tela di lino” (tessuto finissimo) al “linone” (tessuto molto più spesso e semigrezzo). Con i tessuti in lino più fine si realizzavano tovagliati, lenzuola, asciugamani, camicie da notte e biancheria intima, mentre con i tessuti più pesanti si confezionavano tappeti, copricasse, coperte, bisacce, sottosella etc.
I semi venivano accuratamente recuperati dalla battitura e conservati, per la semina, per la preparazione dell’olio di lino e per i decotti e cataplasmi da preparare, all’occorrenza, contro i malanni.

Proprietà e benefici

Tra i principi attivi prodotti dalla pianta di Lino, i più importanti sono gli acidi grassi (ac. linoleico, ac. oleico, ac. alfa-linolenico); seguono mucillagini, terpeni, steroli, fibre, terpeni e steroli.
L’olio di lino viene utilizzato in cosmesi per la preparazione di creme emollienti, saponi, gel. Nell’acqua calda della vasca da bagno, si può aggiungere una manciata di semi di lino per esaltare il potere rilassante e tonificante. Nei casi di catarro, tosse e infiammazione delle vie respiratorie, si può realizzare un cataplasma pestando i semi di lino, riducendoli in farina e, con aggiunta di acqua ben calda, si forma un impiastro cremoso da applicare, ancora caldo, sul petto. Lo stesso cataplasma può essere applicato su affezioni cutanee come pustole, foruncoli e piccole ragadi dei piedi. I semi di Lino hanno anche proprietà lassative, perciò possono essere aggiunti ai cereali della colazione o mangiati in forma di zuppa, ma con moderazione, altrimenti producono effetto contrario. Con l’olio di lino, gli allevatori di cavalli murgesi strigliavano gli animali per rendere più lucido il loro pelo.