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Breve profilo

Dai ciglioni di Giovan Battista Landeschi alle colmate di monte di Cosimo Ridolfi: un breve profilo

Quando, ne1 1828, Cosimo Ridolfi inizio a realizzare per il Giornale Agrario Toscano gli articoli sulle colmate di monte l' agricoltura toscana era ancora sospesa fra una secolare tradizione - per quanto riguarda le tecniche di coltivazione - e l'introduzione di innovazioni tecniche che non investivano solo il settore agronomico ma spaziavano dalla meccanica, alla chimica, alla botanica. La Toscana, grazie a scienziati e studiosi di altissimo valore come Cosimo Ridolfi e Raffaello Lambruschini e alla vitale presenza dell'Accademia dei Georgofili, rappresentava l' avanguardia - a livello italiano - dello studio e dell'innovazione in agricoltura soprattutto in uno specifico settore: le sistemazioni idrauliche dei terreni.

L'aumento della popolazione, la necessita di estendere le superfici a coltura - dopo aver concluso le grandi opere di bonifica in pianura del settecento - sono alcuni dei fattori che portano ad una intensa attività di coltivazione della collina effettuata con metodi antichi: le lavorazioni e gli impianti venivano predisposti a rittochino, secondo la linea di massima pendenza. In pochi anni, nelle zone più sensibili all'erosione come le aree con elevata componente argillosa, "le ubertose [...] colline" diventarono "corrose dal corso sfrenato delle acque piovane, da non serbar più traccia alcuna di floridezza non solo, ma da sgomentar coll'orrido aspetto l'industria più coraggiosa". (1)

L'erosione dei suoli declivi non era cosa nuova, soprattutto nell'area della Val d'Elsa e delle colline che circondano San Miniato.
Lo sapeva bene Givan Battisa Landeschi, parroco di sant'Angelo a Montorzo, che nella seconda metà del XVIII secolo aveva proposto, nei suoi Saggi di agricoltura, un metodo che permetteva che il suolo "divenga o si conservi pianeggiate, e non sia dall'acque rovinato" (2), secondo l'assioma infallibile "che qualunque fondo o suolo quanto più è pianeggiante, tanto più è disposto ad esser fertile e quanto meno pianeggia, tanto più è disposto ad essere sterile e infruttifero" (3).

Il sistema di costruzione di terrazze pianeggianti in coltivazione sostenute da ciglioni erbosi - elementi per altro presenti da tempo nell'agricoltura del centro Italia, ma usati in modo discontinuo e isolato - proposto da Landeschi riduce sensibilmente i danni dell?erosione: i campi diventano piani, di dimensioni proporzionalmente pi— piccole a seconda della maggiore declività del suolo, l'acqua in eccesso viene raccolta in fossette alla base dei ciglioni e trasportata lentamente fuori dai piani coltivati. Secondo Landeschi l'acqua finirà in fosse, borri o piccoli corsi nella migliore delle ipotesi fornite di pescaioli - piccoli sbarramenti di legna, salci e giunchi - al fine di trattenere le particelle di terra trasportate dalle acque. La terra così raccolta poteva essere poi recuperata e distribuita dai contadini sui campi piani ottenuti con il terrazzamento. Un sistema ingegnoso che pero difettava - a detta di Ridolfi - proprio nella destinazione finale delle acque in eccesso rendendo necessaria la costruzione di acquidocci e capofossi.
Nemmeno uno dei più attenti estimatori di Landeschi, Francesco Chiarenti di Montaione, trova soluzione al problema di come incanalare le acque raccolte dalle fosse camperecce traendone la massima utilità e non disperdendo la preziosa quantità di terra trasportata. Nelle sue Osservazioni, edite a Pistoia nel 1819, Chiarenti espone e difende l'applicazione dei metodi del parroco di San Miniato descrivendo numerose esperienze da lui realizzate nei suoi possedimenti e in altre zone della Toscana dove "... questi botri hanno avuto origine dalla trascurata direzione delle acque piovane. Egli e tanto vero, che in un antico podere della mia famiglia eravi un borro di 300. braccia (circa 170 metri ndc) circa distante dalla casa colonica, profondo in alcuni luoghi 40 braccia (circa 23 metri ndc), il quale conta la sua origine da circa 70 anni fa per un solco fatto da contadino per dare il solito scolo alle acque". (4)
Dovremo pero attendere Agostino Testaferrata, fattore di Meleto - teneramente ricordato da Ridolfi per "il grandissimo zelo per le cose agrarie e di moltissima perspicacia" e al quale il Marchese deve "l'amore per le cose agrarie succhiato col latte" (5 - per arrivare alla realizzazione del metodo delle colmate di monte poi riportato negli articoli suI Giornale Agrario Toscano. (6)

La scuola e il metodo di Landeschi, propugnato e diffuso da Chiarenti, viene rielaborato da Testaferrata che acutamente risolve due problemi:
la presenza degli acquidocci che diventeranno più corti e con frequenti cambi di direzione e la disomogeneita della superficie collinare ottenuta con i terrazzamenti. Il sistema adottato da Testaferrata era ingegnoso: nei punti piu elevati della collina da sistemare venivano realizzate delle cavità (gozi) collegate a dei fossi che seguivano le linee di displuvio della collina stessa. Una volta riempite queste cavita con l'acqua precipitata questa veniva indirizzata sui borri che dovevano essere colmati dove lasciava il proprio deposito di terra. L'acqua a questo punto poteva essere utilizzata per "bonificare" i piani sottostanti ma era la continua ripetizione di queste operazioni che permetteva la creazione dei campi pianeggianti la dove prima vi erano "piagge dirupate".

Tuttavia la bonifica collinare era solo il primo passo di un processo che portava alla razionale coltivazione della collina. Accanto alla formazione dei nuovi campi viene realizzato un sistema di emungimento delle acque superficiali tale da assicurare che i piani appena formati non subissero nuovi processi erosivi del suolo, frane o smottamenti. Le acque devono essere governate e il loro scolo deve essere regolato da fosse che permettano di scendere verso la pianura con regolarità e a velocità ridotta. Vengono così realizzate delle fosse rettilinee - con una pendenza minima, sufficiente solo allo scolo delle acque in eccesso - collegate fra un piano e l'altro da brevi acquidocci.
Eì la base dell'unita a spina, elemento peculiare del processo di bonifica collinare che sar… oggetto di miglioramenti ed evoluzioni tecniche per tutto il XIX secolo e che, ancora oggi, rappresenta una caratteristica del paesaggio agrario toscano. L'importanza storica delle colmate di monte e del lungo processo di innovazione tecnica avviato dalle esperienze di Giovan Battista Landeschi non può essere limitato solo alle considerazioni esclusivamente agronomiche o di "difesa del suolo", Landeschi, Chiarenti, Testaferrata e Ridolfi, studiarono ed applicarono - tutti in una ristretta area della Valdelsa considerata dal Marchese di Meleto come "una scuola d'Agricoltura, nella quale il sistema di cultura si spiega a tutti i gradi della scala di sua perfettibilità" (7) - un nuovo modello di sviluppo delle campagne dove l' agricoltura si intreccia con il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e con il tema dell'istruzione degli stessi.

Guarda Le tavole e le note di Ridolfi

 

1) C. Ridolfi, sulle colmate di monte. Memoria di turno letta nell?adunanza dell?I. e R. Accademia dei Georgofili del 7 Marzo 1824, in continuazione degli Atti. T.V.B. Prima, Firenze, Presso Guglielmo Piatti, 1827, p.151.

2) G.B. LANDESCHI, Saggi di agricoltura, Terza ed., Firenze, Presso Piatti, 1810, p.151;

3) G.B. LANDESCHI, Saggi? op.cit., p.92.

4) F. CHIARENTI, Osservazioni sopra l'agricoltura toscana, Pistoia, Presso i Fratelli Manfredini, 1819, p. 143

5) C. RIDOLFI, Lezioni di Agraria, T. n, Firenze, M. Cellini, 1868, ~ p.463

6) Per colmata di Monte riportiamo la definizione data dallo stesso ..Ridolfi nel suo articolo letto all'Accademia dei Georgofili: "Intendesi , per Colmata di Monte quella che tende a riempire le sinuosit… di un ..terreno montuoso colla terra nei punti culminanti, affinch‚ sparite le [ prominenze, ed i seni, il monte prenda una regolare inclinazione, la I:quale si presta poi alla buona cultura orizzontale. In questa colmata si lascia passare a fecondare la valle, 0 la pianura quella terra che riesce soverchia a riempire i borri, 0 che e necessaria per rendere pi— solido il piede del monte." C. RIDOLFI, Sulle colmate di monte, op. cit., p. 154

7) C. RIDOLFI, Sulle colmate di monte, op. cit., p. 152

 

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