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 Questa mostra si propone di ripercorrere, evidenziare ed indagare il legame tra comunità artigiane e risorse del territorio cercando di farne emergere la continuità storica e l’importanza economica e culturale. L’indagine svolta tende a individuare i numerosi punti di convergenza e interconnessione che, al contrario di quanto molti siano portati a pensare, costituiscono la trama di un tessuto territoriale che potrebbe essere molto più coeso. Seguire l’evoluzione del rapporto tra le comunità e le risorse naturali è una sfida che implica l’analisi di un numero praticamente infinito di fattori, che spaziano dalla valutazione di elementi di ordine ambientale e geografico all’approfondimento di indagini di carattere socio-economico, alla valutazione degli aspetti politici e storici. Malgrado la difficoltà di questo genere di studi, molti sono stati gli analisti e gli storici che hanno, con maggiore o minore successo, affrontato tali temi, privilegiando aspetti diversi in funzione delle proprie inclinazioni e convinzioni.
Il dibattito, comunque aperto e appassionante, dovrebbe in qualche modo portare all’acquisizione di elementi certi e alla definizione di metodi di analisi che consentano di ricostruire il complesso mosaico in grado di rappresentare la situazione esistente in un determinato momento storico, aiutando la comprensione delle dinamiche che di volta in volta sono andate instaurandosi. In questo gioco di luci e ombre si coglie il senso di una mostra che ha come scopo quello di stimolare una riflessione sulla necessità di approfondire la conoscenza di tali relazioni, che legano come un tessuto connettivo tutti i diversi elementi del territorio, sia identitari
che artistici, sia economici che culturali. I documenti, provenienti in massima parte dell’archivio dell’Accademia dei Georgofili, ci aiutano a ricordare, se non a ricostruire, alcuni momenti di passaggio tra equilibri diversi, testimoniando concretamente quali fossero gli interessi e le riflessioni in ambito accademico sulle scelte economiche e politiche che, di volta in volta, andavano delineandosi.

Piano espositivo

Nel ripercorrere a grandi linee la storia del rapporto tra risorse e artigianato nelle diverse aree della nostra provincia dalla metà del Settecento ai nostri giorni, anche attraverso la lettura dei contributi di insigni Georgofili, il visitatore è invitato a riflettere sulla specificità dei linguaggi in relazione agli elementi del territorio e alle contaminazioni tra culture diverse.
La visita inizia con un richiamo alle materie prime, ai territori di origine e alle loro trasformazioni, con campioni, carte, stampe e oggetti rappresentativi della cultura materiale maturata nelle diverse aree. Dopo la crisi che si trascinava dal tardo medioevo, i Lorena portarono profondi cambiamenti in senso liberistico all’economia e alle attività produttive, sopprimendo le varie corporazioni (1770) e creando la Camera di Commercio, Arti e Manifatture, con il compito di controllo, tutela e promozione di questi settori.
Le osservazioni e le esortazioni dei Georgofili - rappresentate da manoscritti, bandi e libri - si accompagnano con alcuni elementi in grado di raccontare lo stato dei luoghi e la condizione delle genti verso la metà del XVIII secolo. Macchine e utensili in legno, ferro e pietra, materiali che sembravano insostituibili e che sono parte integrante delle stesse culture materiali, completano la prima sala.

Nelle sale successive si raccontano gli eventi e le trasformazioni più significative intervenute, nel corso degli ultimi due secoli, nel rapporto tra risorse naturali e interessi economici, con l’esposizione di immagini e oggetti che, sotto diversi punti di vista, possono essere considerati emblematici dei cambiamenti legati all’industrializzazione e alla nascita dei servizi.

Sul territorio provinciale l’Ottocento è un momento di sviluppo per alcune realtà, come la paglia di Signa e il vetro di Empoli, e di crisi per altre, come la ceramica di Montelupo, principalmente per la nascita di nuove esigenze e l’affermarsi di sistemi produttivi diversi.Traendo un iniziale vantaggio da una rafforzata identità culturale in un momento di profondi cambiamenti sociali e politici, questi fattori hanno comportato alcune discontinuità rispetto alla tradizione, non sempre facili da cogliere. Firenze mostra in questo periodo i segni di tali dinamiche, divenendo nuovamente verso la metà del XIX secolo un riferimento culturale di assoluto valore, il cui riconoscimento culmina con la promozione di Firenze a Capitale d’Italia (1865 - 1870).

In contrapposizione con l’omologazione industriale, si riscopre il prodotto artigianale legato ai tradizionali processi di lavorazione, anche se spesso “semplice” riproduzione di oggetti in stile o copia di capolavori rinascimentali. E’ questo il periodo nel quale la produzione fiorentina diviene famosa per l’intaglio e per l ’intarsio, per l’oreficeria e la lavorazione delle pietre dure ma anche per la porcellana e la maiolica, con opere che vengono premiate nelle più importanti esposizioni nazionali e internazionali per il loro alto valore artistico e per le qualità tecniche ed esecutive.

La formazione degli artigiani, così come quella dei contadini delle campagne, rimane un elemento di grande interesse e rilievo, soprattutto con l’affermarsi delle industrie che promuovono la nascita di scuole e istituti professionali da affiancare alla storica Accademia delle Belle Arti fondata nel 1784, per la preparazione di personale specializzato.
Se da una parte è proprio il carattere di “rappresentanza” rispetto alle realtà del territorio a consentire il raggiungimento di importanti obiettivi tecnici ed economici, il successo porta alcune di queste industrie ad un distacco progressivo dalle proprie radici. La sala dedicata al ‘900 raccoglie questa dualità, nella quale vi sono elementi d’innovazione espressiva portati all’interno di una dimensione tradizionale, assieme ad agenti di vera e propria rottura con il passato e con le tradizioni, causando anche una progressiva perdita dell’orientamento e una graduale crisi d’identità.

A partire dagli anni sessanta l’esistenza stessa delle realtà artigiane storiche viene messa a dura prova anche per la sostanziale modifica del gusto e della sensibilità dei mercati imposta da un cambiamento radicale del linguaggio figurativo. Il confronto tra queste sensibilità rappresenta un momento di riflessione che riteniamo importante per il rischio, che in alcuni casi è divenuto realtà, di una frattura insanabile con il territorio e le sue tradizioni. Non tanto perché queste debbano essere considerate superiori immutabili, ma proprio per il contributo che culture diverse possono portare al dibattito sullo sviluppo di economie e società più attente ai problemi dell’equità e della sostenibilità.

La mostra si conclude con la presentazione di alcune proposte che fanno del dialogo tra materie e culture diverse il loro elemento di forza. Si tratta di studi e progetti, provenienti dalla ricerca universitaria e dalle imprese, che traggono dalla tradizione e dalla riscoperta dell’identità culturale nuova linfa, nella certezza che questa sia una dimensione che ha pieno diritto di cittadinanza anche in un mondo globalizzato che, in fondo, si compone di infinite “piccole” realtà.

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Editors

Battista Piero (piero.battista at cnr.it)

Rapi Bernardo (bernardo.rapi at cnr.it)

Romani Maurizio (maurizio.romani at cnr.it)

 

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